Prelazione ereditaria, la Cassazione chiude un dibattito lungo decenni
La Suprema Corte definisce la natura personale del diritto di prelazione
Nel panorama delle successioni, poche norme hanno creato tanta incertezza quanto l’art. 732 c.c., dedicato alla prelazione ereditaria. Una disposizione apparentemente semplice, nata per preservare la natura familiare della comunione ereditaria, ma che nella pratica ha generato dubbi interpretativi, contrasti giurisprudenziali e non pochi problemi nelle compravendite di quote.
Con l’ordinanza n. 33716/2025, la Corte di Cassazione interviene su uno dei punti più controversi. La prelazione ereditaria è un diritto personale del coerede originario e non si trasmette a chi subentra nella quota. Un chiarimento che, per chi opera nel settore, ha un impatto molto più profondo di quanto sembri.
- Perché esiste la prelazione ereditaria
- Il diritto di prelazione non si eredita
- Quando la prelazione si consuma
- La prelazione ereditaria e la prelazione agraria
- Cosa cambia per chi vende o acquista quote ereditarie
Perché esiste la prelazione ereditaria
Alla morte di una persona con più eredi, si forma una comunione ereditaria. Fino alla divisione, ogni coerede può vendere la propria quota, ma non liberamente. Prima deve offrirla agli altri coeredi alle stesse condizioni. È la tradizionale denuntiatio.
Se la vendita avviene senza questo passaggio, gli altri coeredi possono esercitare il retratto successorio, riscattando la quota dal terzo acquirente.
La ratio è chiara: evitare l’ingresso di estranei nella comunione, preservando l’unità familiare del patrimonio ereditario.
Il diritto di prelazione non si eredita
La Cassazione lo dice senza mezzi termini: «La prelazione ereditaria ex art. 732 c.c. è un diritto personale, legato alla qualità di coerede».
Solo i coeredi originari (quelli che hanno accettato l’eredità del de cuius) possono esercitare la prelazione. Chi subentra nella quota non eredita anche il diritto di prelazione. Il diritto non segue la quota, ma resta agganciato alla persona del coerede.
È un principio che semplifica enormemente la gestione delle vendite. Non bisogna più inseguire una catena infinita di successori per capire chi ha diritto di prelazione.
Quando la prelazione si consuma
La Corte aggiunge un passaggio decisivo: «Una volta che la quota esce dalla cerchia dei primi successori del de cuius, i diritti di prelazione e di retratto risultano definitivamente consumati».
Se un coerede muore e la sua quota passa ai suoi eredi, la prelazione ereditaria non esiste più. Se la quota viene venduta a un terzo senza denuntiatio, solo i coeredi originari possono agire in retratto. Se nessuno di loro esercita il diritto, la prelazione si estingue per sempre.
Questo evita che la prelazione diventi un vincolo eterno e garantisce certezza nelle transazioni.
La prelazione ereditaria e la prelazione agraria
L’ordinanza nasce da una vicenda riguardante un fondo agricolo. Dopo vari passaggi successori, la quota era stata venduta ad un parente. Un coerede originario invocava la prelazione ereditaria. Un altro soggetto, coltivatore diretto, invocava la prelazione agraria.
Gli eredi subentrati nella quota non possono esercitare la prelazione ereditaria, perché il diritto si è consumato. La prelazione agraria resta invece pienamente operante, perché ha natura e presupposti diversi e non è subordinata alla sopravvivenza della prelazione ereditaria.
Il messaggio è netto: le due prelazioni non competono sullo stesso piano e quella ereditaria non può “bloccare” quella agraria quando è ormai estinta.
Cosa cambia per chi vende o acquista quote ereditarie
Per i coeredi, se vogliono vendere la loro quota, devono fare la denuntiatio solo ai coeredi originari. Se non lo fanno, i rischi sono il retratto successorio.
Per chi acquista invece bisogna verificare chi sono i coeredi originari. Se la quota è già passata ad eredi di secondo grado, la prelazione ereditaria non è più esercitabile e quindi si può procedere direttamente all’acquisto. Qualora invece la quota non sia passata agli eredi in secondo grado è obbligatorio comunicare anticipatamente (di solito 30 giorni prima con raccomandata A/R) la volontà di acquisto. Spetta successivamente agli eredi originari procedere con l’accettazione, anche tacita, o con il diniego della proposta perché potrebbero risultare loro interessati all’acquisto alle stesse condizioni.
L’ordinanza n. 33716/2025 porta finalmente ordine in una materia spesso confusa. Ciò non toglie che affidarsi a persone specializzate del settore è sempre opportuno. Ecco che con Agenzia delle Successioni è possibile effettuare una consulenza per poi scegliere il servizio più opportuno. Basta compilare il form presente sulla home page del sito web.
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