Prelegato, il privilegio nascosto dentro il testamento
Anticipa la quota dell’erede e cambia la distribuzione dell’eredità
Il prelegato, disciplinato dall’art. 661 c.c., è un istituto che vive nel punto esatto in cui l’erede smette di essere soltanto erede e diventa, contemporaneamente, anche legatario.
Il prelegato è un legato che incide sulla quota dell’erede che lo riceve, ma che allo stesso tempo grava sull’intera eredità. È un’anticipazione, una prededuzione, un privilegio che il testatore decide di attribuire a uno dei suoi successori, senza però alterare formalmente la struttura delle quote.
Il meccanismo è semplice solo in apparenza. Il prelegatario riceve il bene per intero a titolo di legato, e solo dopo si calcola la sua quota ereditaria, decurtata del valore di ciò che ha già ricevuto. Il legato non si aggiunge alla quota, ma la precede e la riduce. Il prelegato, insomma, è un modo diverso di distribuire la massa ereditaria.
Il prelegato non è un sublegato, perché nel sublegato l’onerato è un legatario. Non è un’assegnazione di beni in porzione, perché in quel caso il bene viene imputato integralmente alla quota dell’erede. Non è una divisione fatta dal testatore, perché non distribuisce la massa. La altera prima che la divisione inizi.
Chi può essere prelegatario
La norma parla di “uno dei coeredi”, ma la prassi e la dottrina hanno ampliato molto questo orizzonte. Può essere prelegatario un erede legittimo, un erede testamentario, più coeredi insieme, e persino, ed è qui che l’istituto mostra tutta la sua elasticità, l’unico erede.
L’erede, quando si trova nella duplice di prelegato ed erede, può accettare l’eredità e rinunciare al legato, oppure accettare il legato e rinunciare all’eredità. Può accettare con beneficio d’inventario, può vendere l’eredità mantenendo il legato, può subire la revoca di una disposizione senza che l’altra venga toccata. Il prelegato, in questo senso, è uno strumento di libertà.
Che cosa può fare il prelegato
Il prelegato può gravare su tutti i coeredi, su alcuni di essi, o persino solo sul prelegatario stesso. Quando grava su coeredi diversi dal beneficiario, però, non è più un prelegato. È un legato ordinario.
Il prelegato, dunque, non è definito dal numero degli onerati, ma dalla coincidenza soggettiva tra chi riceve e chi, almeno in parte, contribuisce.
Il prelegato separa due titoli quello di erede e quello di legatario. Questa separazione produce conseguenze che nessun altro istituto successorio genera.
La revoca del legato non tocca l’istituzione di erede. La rinuncia all’eredità non impedisce di chiedere il legato entro la disponibile. La rappresentazione, l’accrescimento e la sostituzione possono operare diversamente per le due vocazioni. Il prelegato è soggetto a riduzione come ogni altro legato.
Efficacia diretta ed efficacia indiretta
Il prelegato può essere ad efficacia diretta, quando il bene passa immediatamente al prelegatario al momento dell’apertura della successione. Oppure ad efficacia indiretta, quando il prelegato genera un’obbligazione: i coeredi devono eseguire la prestazione.
È qui che nasce il celebre problema del rapporto unisoggettivo. Il prelegatario è contemporaneamente creditore e debitore. La dottrina si divide. C’è chi sostiene che il rapporto non possa nascere perché manca la dualità soggettiva, e chi invece ritiene che il rapporto nasca e si estingua quando raggiunge il suo fine pratico.
Ma la prassi, e una parte consistente della dottrina, accettano la possibilità di un rapporto unisoggettivo, perché è l’unico modo per dare coerenza operativa all’istituto.
Esempio concreto di prelegato
Tizio muore lasciando tre coeredi: Caio, Sempronio e Mevio, ciascuno istituito per 1/3.
Nel testamento scrive:
“Lascio a Caio, a titolo di prelegato, la casa di via Roma.”
Dati di partenza
- Valore dell’eredità complessiva: 300.000 €
- Valore della casa: 90.000 €
- Quote ereditarie: 1/3 ciascuno → 100.000 € a testa
Come funziona il prelegato in pratica
- Caio riceve la casa per intero come legato
Prima di calcolare le quote, Caio prende la casa: 90.000 €.
- Si calcola la quota di Caio, ma decurtata del valore del prelegato
La quota di Caio sarebbe 100.000 €, ma ha già ricevuto 90.000 €. Quindi gli spettano ancora 10.000 € dalla massa ereditaria.
- Sempronio e Mevio ricevono la loro quota piena
Ognuno prende 100.000 €.
Risultato finale
- Caio: casa (90.000 €) + 10.000 € = 100.000 €
- Sempronio: 100.000 €
- Mevio: 100.000 €
La struttura delle quote non cambia, ma la distribuzione dei beni sì: il testatore ha “favorito” Caio senza toccare le frazioni ereditarie.
Perché il prelegato conta davvero
Il prelegato è uno strumento di precisione. Permette al testatore di favorire un erede senza alterare formalmente le quote. Consente attribuzioni mirate, immobili, aziende, diritti reali, che non devono finire nella massa da dividere. Rende possibile una pianificazione testamentaria più fine, più aderente alle volontà del de cuius, più capace di evitare conflitti tra coeredi.
È un istituto che richiede competenza, lettura attenta del testamento, capacità di interpretare la volontà del disponente. Ed è proprio qui che Agenzia delle Successioni può fare la differenza. Con una consulenza è possibile risalire alla ricostruzione del quadro giuridico, gestione dei rapporti tra coeredi e tutela delle posizioni soggettive coinvolte.
Se vuoi sapere di più sul legato testamentario, puoi leggere questo articolo.
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