Testamenti bizzarri realmente esisti nel corso della storia
Quando l’ultima volontà diventa un gesto teatrale
Il testamento è l’ultimo spazio di libertà che una persona possiede. Un foglio, una firma, e tutto ciò che si è stati può emergere con una sincerità che la vita, spesso, non concede. Nella storia, alcuni testamenti hanno superato il confine della normalità, diventando piccoli romanzi. E tutti, senza eccezione, raccontano qualcosa di profondamente umano.
Si pensi al poeta tedesco Heinrich Heine, che trasformò il suo testamento in un ultimo scherzo. Lasciò tutto alla moglie, ma con una condizione. Avrebbe ereditato solo se si fosse risposata. La motivazione, scritta nero su bianco, è una stilettata di ironia: “Così ci sarà almeno un’altra persona che rimpiangerà la mia morte”.
Quando William Shakespeare morì, lasciò alla moglie Anne Hathaway il suo “second-best bed”. Non il migliore, non quello nuziale, il secondo letto. Da quattro secoli gli studiosi si interrogano sul senso di quel gesto. Qualunque fosse l’intenzione, quel letto è diventato un enigma letterario, un lascito che continua a parlare più del denaro.
Nel 1930 l’avvocato americano TM Zink decise che la sua eredità dovesse finanziare una biblioteca vietata alle donne. Niente libri scritti da donne, niente riviste femminili, niente presenza femminile. Un progetto grottesco, figlio di una misoginia ostinata. La figlia, cui aveva lasciato solo cinque dollari, impugnò il testamento e lo fece annullare. Il diritto, in questo caso, ha protetto la realtà dalla follia.
Nel suo testamento, Napoleone chiese che la sua testa venisse rasata e che i capelli fossero donati agli amici più cari. Un gesto rituale, quasi sacrale. Forse un modo per lasciare un frammento di sé, forse un’ultima prova di lealtà.
Harry Houdini, il più celebre illusionista della storia, lasciò alla moglie una lettera con un codice segreto. Se fosse riuscito a comunicare dall’aldilà, avrebbe usato quel codice. Per dieci anni la moglie partecipò a sedute spiritiche. Nessun messaggio arrivò. Ma il testamento resta come ponte tra vita e mistero.
Luis Carlos de Noronha Cabral da Camara, aristocratico solitario, lasciò la sua fortuna a settanta persone scelte a caso dall’elenco telefonico. Quando vennero contattati, gli eredi pensarono a uno scherzo. Era tutto vero.
Alexander McQueen, stilista britannico, destinò 50.000 sterline circa alla cura dei suoi cani. Un gesto semplice, che racconta la solitudine e la sensibilità di un uomo che, dietro la genialità, nascondeva ferite profonde.
Tra personaggi non noti le particolari forme bizzarre di testamenti non sono certamente mancati. Circa una ventina di anni fa, un notaio italiano che andò in pensione, pubblicò alcuni estratti di “testamenti particolari” che certamente fanno riflettere sulla fantasia dell’essere umano. Tra questi mariti che rivelano tradimenti, vedove che dubitano della morte del coniuge, madri che si interrogano sul senso di aver messo al mondo i figli. C’è chi liquida il marito come “inutile”, chi pretende un’autopsia “per sicurezza”, chi annota indirizzi e difetti dei vicini con precisione notarile. E c’è anche chi, con disarmante semplicità, rivendica il diritto di fare testamento pur avendo “pochi centesimi”. Zia Nicoletta affida al diario una lamentela che è insieme sfogo e sentenza: «Il medico curante mi ha curato a schifo, perché sto morendo uguale che se non lo avevo». Altri, invece, sfruttano la pagina per mettere in piazza i difetti altrui, come Rosettina, che precisa con zelo topografico: «Viale Europa n. 30, terzo piano interno 6, senza ascensore per colpa dei condomini tirchi e dell’amministratore incapace e mariuolo che non presenta i conti da almeno tre anni». E c’è chi, senza volerlo, finisce per rivelare soprattutto sé stesso, come la signora Quintavalla: «Ricordate che io sorveglio tutto anche dopo morta, specie la tomba che deve essere una tomba, non un tombino per avarizia coi soldi miei. P.S. Per sicurezza voglio l’autopsia». Tra una riga e l’altra affiorano la rassegnazione: «Anche la morte mi andrà male», ultimo colpo di coda contro una vita di sfortune e una forma di accettazione lieve, quasi scherzosa, del destino: «Finché prostata vorrà».
Ogni testamento è un autoritratto. Alcuni sono classici. Altri sono grotteschi, poetici, crudeli, divertenti. Ma tutti, senza eccezione, rivelano ciò che siamo quando nessuno può più risponderci. Un tema particolare, che, per la sua stesura può ricevere il supporto di professionisti, come quelli di Agenzia delle Successioni. Prenotare una consulenza è semplice, basta compilare il form.
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