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Successioni dei residenti UE con regole di Paesi terzi

Successioni dei residenti UE con regole di Paesi terzi

Cosa stabilisce la Corte di Giustizia e quali sono le conseguenze pratiche

Negli ultimi anni, la mobilità internazionale è diventata una realtà strutturale. Sempre più cittadini extra-UE risiedono stabilmente in uno Stato dell’Unione europea, acquistano immobili, costituiscono patrimoni, intrattengono rapporti familiari e professionali sul territorio europeo. Questa evoluzione ha necessariamente posto nuove e complesse questioni giuridiche, soprattutto in materia di successioni ereditarie. Una di queste è stata recentemente affrontata in modo decisivo dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea, con una pronuncia destinata a incidere profondamente sulla pianificazione ereditaria dei cittadini non comunitari residenti nell’UE.

Il tema centrale riguarda l’interazione tra il Regolamento UE n. 650/2012 e le leggi successorie di Stati extra-UE, in particolare la possibilità per un cittadino non europeo, ma residente in uno Stato membro, di scegliere come legge regolatrice della propria successione quella del proprio Paese di origine.

 

 

Il quadro normativo: il Regolamento europeo sulle successioni

Il Regolamento UE 650/2012, entrato in piena applicazione nell’agosto 2015, ha rappresentato una vera rivoluzione nel diritto successorio internazionale europeo. Il suo obiettivo principale è unificare i criteri di competenza giurisdizionale, di legge applicabile e di riconoscimento delle decisioni in materia ereditaria all’interno dell’Unione.

Il principio cardine su cui si fonda il Regolamento è quello della residenza abituale del defunto al momento della morte. In base all’articolo 21, salvo diversa scelta lecita, l’intera successione è regolata dalla legge dello Stato in cui il defunto aveva la propria residenza abituale, indipendentemente dal luogo in cui si trovano i beni.

Tuttavia, il Regolamento introduce anche un’importante deroga: l’articolo 22 consente al soggetto di scegliere come legge applicabile alla propria successione quella dello Stato di cui possiede la cittadinanza, mediante un’apposita dichiarazione contenuta in un testamento o in un altro atto valido.

Ed è proprio su questo punto che nasce la controversia oggetto della recente decisione della Corte di Giustizia.

 

Il caso concreto: notaio polacco e cittadina ucraina

La vicenda trae origine dal rifiuto di un notaio polacco di redigere un testamento per una cittadina ucraina, proprietaria di un immobile in Polonia e residente stabilmente in uno Stato membro dell’Unione. La donna intendeva disciplinare la propria successione applicando la legge ucraina, invece di quella dello Stato di residenza.

Il notaio ha fondato il proprio rifiuto su un’interpretazione restrittiva dell’articolo 22 del Regolamento 650/2012, ritenendo che la facoltà di scelta della legge nazionale fosse riservata esclusivamente ai cittadini degli Stati membri dell’Unione europea.

La questione è stata quindi rimessa alla Corte di Giustizia dell’UE, che è stata chiamata a chiarire se anche un cittadino di uno Stato terzo (come l’Ucraina), residente in un Paese UE, possa esercitare la “professio iuris” a favore della propria legge nazionale.

 

La decisione della Corte di Giustizia

Con una pronuncia di grande rilievo giuridico, la Corte di Giustizia ha stabilito che l’articolo 22 del Regolamento 650/2012 si applica anche ai cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea, purché essi risiedano in uno Stato membro.

Secondo i giudici di Lussemburgo, la norma fa riferimento in modo generico alla “legge dello Stato di cui la persona ha la cittadinanza”, senza operare alcuna distinzione tra cittadinanza UE e cittadinanza extra-UE. Di conseguenza, qualunque cittadino, anche non europeo, può scegliere la legge del proprio Stato di origine per regolare la propria successione, se residente nell’Unione.

La Corte ha chiarito che:

  • la scelta della legge nazionale è uno strumento neutro, non legato allo status di cittadino europeo;
  • escludere i cittadini di Stati terzi significherebbe introdurre una discriminazione non prevista dal Regolamento;
  • l’obiettivo del Regolamento è garantire certezza del diritto, prevedibilità e rispetto della volontà del defunto, a prescindere dalla cittadinanza.

 

Le conseguenze pratiche per i cittadini extra-UE residenti nell’Unione

Questa sentenza ha un impatto enorme sulla pianificazione successoria di milioni di persone. In base all’interpretazione definitiva della Corte un cittadino ucraino, russo, statunitense, marocchino, tunisino, argentino o di qualsiasi altro Stato extra-UE, residente in Italia, Francia, Germania, Spagna o Polonia può decidere liberamente se assoggettare la propria successione alla legge dello Stato di residenza oppure alla legge del proprio Paese di cittadinanza.

Si tratta di una libertà essenziale, perché i sistemi successori variano in modo profondo da Paese a Paese: cambiano le quote di legittima, i diritti dei coniugi, la posizione dei figli, l’ammissibilità dei patti successori, le modalità di devoluzione dell’eredità e persino il trattamento fiscale.

Grazie alla scelta della legge nazionale, il cittadino extra-UE può mantenere un legame giuridico con il proprio ordinamento d’origine, evitando che la propria successione venga regolata automaticamente da una legge con cui potrebbe non avere alcun legame culturale o familiare.

 

L’importanza del testamento internazionale

La pronuncia della Corte rafforza enormemente il valore del testamento come strumento di pianificazione patrimoniale internazionale. Senza scelta espressa, infatti, continuerà ad applicarsi la legge dello Stato di residenza abituale al momento della morte. Questo significa che:

  • un cittadino americano residente in Italia, senza testamento, sarà soggetto automaticamente al diritto successorio italiano;
  • un cittadino marocchino residente in Francia, senza pianificazione, rientrerà sotto il diritto francese;
  • con possibilità di conflitti tra aspettative familiari, norme religiose e regole civili.

Attraverso un testamento correttamente redatto, invece, è possibile:

  • scegliere la legge nazionale del proprio Stato di cittadinanza;
  • organizzare più efficacemente il passaggio generazionale;
  • ridurre il rischio di contenziosi tra eredi residenti in Paesi diversi;
  • garantire maggiore stabilità giuridica agli atti notarili e alle successioni transfrontaliere.

 

Successioni tra UE, Regno Unito e Stati Uniti

La sentenza è particolarmente rilevante anche per chi vive tra Europa, Regno Unito e Stati Uniti. Dopo la Brexit, infatti, il Regno Unito è a tutti gli effetti uno Stato terzo rispetto all’UE. Anche un cittadino britannico residente stabilmente in un Paese dell’Unione può oggi scegliere di applicare la legge inglese alla propria successione anziché quella del Paese europeo di residenza.

Lo stesso vale per cittadini americani e per tutti i residenti extra-UE proprietari di immobili in Europa.

 

Una svolta per la certezza del diritto

La decisione della Corte di Giustizia rappresenta un passaggio storico per il diritto successorio europeo. Viene definitivamente superata qualsiasi interpretazione restrittiva che limitasse la libertà di scelta della legge ai soli cittadini comunitari.

Oggi il principio è chiaro: conta la cittadinanza, non l’appartenenza all’Unione. Chi risiede in Europa, anche se cittadino di uno Stato terzo, ha il diritto pieno di determinare quale legge debba regolare la propria successione.

Le successioni internazionali sono destinate ad aumentare in modo esponenziale nei prossimi anni. Globalizzazione, mobilità lavorativa, doppie residenze e patrimoni distribuiti in più Paesi rendono indispensabile una pianificazione consapevole e anticipata.

La recente apertura della Corte di Giustizia UE rafforza i diritti dei cittadini extra-UE e impone una nuova attenzione nella redazione dei testamenti e nella gestione delle eredità transfrontaliere.

Per chi vive e investe in Europa senza essere cittadino dell’Unione, scegliere oggi la legge giusta per la propria successione significa proteggere il proprio patrimonio e garantire serenità ai propri eredi domani.

Affidarsi a professionisti esperti, come quelli di Agenzia delle Successioni significa evitare errori che potrebbero rendere nullo un testamento, generare conflitti tra eredi o determinare l’applicazione involontaria di una legge poco favorevole.

 

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