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Successioni ereditarie e Chiesa: cosa dice davvero la legge

Successioni ereditarie e Chiesa: cosa dice davvero la legge

Alcune persone all’interno della Chiesa fanno il voto di povertà

Quando si parla di successioni ereditarie che coinvolgono preti, religiosi e suore, il rischio di fraintendimenti è molto alto. Nell’immaginario collettivo è ancora radicata l’idea che chi appartiene alla Chiesa non possa possedere beni, né tantomeno trasmetterli in eredità. In realtà, questa convinzione è solo parzialmente vera e, nella maggior parte dei casi, è giuridicamente infondata. Per comprendere davvero come funzionano le successioni in questi casi è indispensabile tenere distinti due piani normativi diversi: il diritto civile italiano e il diritto canonico.

 

Successione, cosa prevede la legge e quali norme seguire

Il diritto civile disciplina i rapporti patrimoniali tra i cittadini e regola in modo dettagliato la materia delle successioni. Il diritto canonico, invece, governa la vita interna della Chiesa e stabilisce gli obblighi religiosi dei suoi membri. Si tratta di due sistemi autonomi, che non si sovrappongono e che producono effetti diversi. Una persona consacrata, pur essendo vincolata a regole religiose, resta a tutti gli effetti un soggetto di diritto per lo Stato italiano, con piena capacità giuridica, salvo specifiche limitazioni che hanno rilevanza esclusivamente ecclesiastica.

Nel caso dei sacerdoti diocesani, il quadro è piuttosto lineare. I preti non emettono il voto di povertà e, di conseguenza, possono possedere beni personali, ricevere eredità, stipulare contratti e redigere un testamento come qualsiasi altro cittadino. Alla loro morte, la successione si apre secondo le regole ordinarie previste dal codice civile. Se il sacerdote ha lasciato un testamento, i beni saranno distribuiti secondo le sue volontà, nel rispetto delle quote di legittima. In assenza di testamento, entreranno in gioco gli eredi legittimi: genitori, fratelli, altri parenti e, se presenti e giuridicamente riconosciuti, anche eventuali figli, qualora la conversione religiosa sia avvenuta in tarda età.

 

Che cosa è il voto di povertà e cosa comporta?

Consiste nell’assenza di un proprio patrimonio personale, al fine di proseguire la propria spiritualità nei confronti della Chiesa. Ne consegue, che, in caso di lascito, il soggetto interessato debba effettuare una rinuncia all’eredità.

Il momento decisivo è rappresentato dall’emissione dei voti solenni, in particolare del voto di povertà. Prima della professione religiosa definitiva, il religioso conserva la piena disponibilità dei propri beni, può ereditare e può disporne liberamente anche tramite testamento. Non a caso, molte congregazioni richiedono che, prima dei voti solenni, vengano sistemate tutte le questioni patrimoniali.

Dopo l’emissione dei voti, invece, il voto di povertà comporta l’impossibilità, sul piano canonico, di possedere beni personali. I beni già posseduti vengono solitamente ceduti all’ordine oppure destinati agli eredi attraverso atti compiuti prima della professione. Le eredità che maturano successivamente sono spesso oggetto di rinuncia preventiva o destinate all’ordine secondo le regole interne della congregazione.

Tuttavia, ed è qui che nascono molte incomprensioni, dal punto di vista del diritto civile la situazione è diversa. Se un religioso o una suora accetta un’eredità senza una rinuncia formale, l’accettazione tacita è pienamente valida agli effetti di legge. L’eventuale obbligo di trasferire quei beni all’ordine riguarda esclusivamente il piano canonico e non incide sulla validità civile dell’eredità. In altre parole, lo Stato riconosce l’eredità come legittimamente acquisita, anche se la Chiesa impone successivamente una diversa destinazione dei beni.

 

Cosa fare nel caso di assenza di voto di povertà?

In assenza del voto di povertà, il religioso conserva la piena capacità patrimoniale e non è giuridicamente obbligato a rinunciare all’eredità. Tuttavia, diventa fondamentale valutare le intenzioni personali dell’erede religioso. Quest’ultimo può infatti scegliere di:

  • procedere comunque alla rinuncia all’eredità;
  • accettare l’eredità e acquisirla nel proprio patrimonio personale;
  • accettare l’eredità e successivamente donare i beni alla Chiesa o all’ente religioso di riferimento.

La verifica del voto di povertà rappresenta un passaggio imprescindibile nella gestione delle successioni che coinvolgono soggetti religiosi, poiché incide in modo diretto sulla capacità di succedere, sulle modalità di gestione dell’eredità e sulle scelte giuridiche che l’interessato è chiamato a compiere.

 

Patrimonio ereditato in Italia e presenza fisica all’estero, cosa fare

Molti sacerdoti, religiose o membri di ordini religiosi possono trovarsi all’estero al momento dell’apertura della successione, circostanza spesso legata allo svolgimento di missioni o incarichi connessi alla vita religiosa.

In tali ipotesi, qualora il patrimonio ereditario si trovi in Italia e il soggetto interessato risieda all’estero, resta comunque possibile accettare l’eredità, ove ciò corrisponda alla volontà del religioso e procedere alla successione ereditaria. Qualora, invece, si intenda rinunciare all’eredità, il soggetto potrà rivolgersi al Consolato italiano competente, al fine di espletare le formalità previste dalla normativa vigente. Rimarrebbe comunque da concludere la procedura presso il Tribunale italiano competente.

 

Patrimonio ereditato all’estero e presenza fisica in Italia, cosa fare

Sono numerosi i religiosi che, pur svolgendo abitualmente il proprio ministero all’estero, si trovano a esercitare le proprie funzioni anche sul territorio italiano, in modo temporaneo o continuativo. Questo è il caso che veda la prevalenza di suore in Italia, che possono entrare in successione per ereditare beni dalla propria famiglia di origine. La circostanza può avere rilevanti implicazioni di natura fiscale e successoria, soprattutto in relazione alla gestione di patrimoni ereditati fuori dall’Italia e agli obblighi dichiarativi connessi alla presenza fisica nel proprio paese. Infatti la prima cosa utile da fare è rivolgersi a professionisti competenti, in quanto bisogna rispettare la normativa successoria del paese di origine e non quella italiana.

Appoggiarsi a professionisti esperti in materia successoria, come quelli di Agenzia delle Successioni, capaci di tutelare correttamente i diritti degli eredi e di interpretare la normativa senza sovrapposizioni improprie, può essere la soluzione adeguata. Se ti trovi in una situazione similare a quella descritta, puoi compilare il form ed effettuare così una consulenza.

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