Successione d’impresa, solo il 43% programma il futuro
Deloitte rivela lo stato del cambio generazionale nelle imprese
Nelle imprese familiari la successione è un passaggio che mette in gioco la storia della famiglia, la visione dell’impresa e la capacità di immaginare il futuro senza perdere le radici. Il report Family business succession planning and the next generation di Deloitte Private, basato su 1.587 imprese familiari nel mondo, conferma che questo passaggio è oggi una delle sfide più diffuse e più delicate. I numeri lo dimostrano con chiarezza. Il 33% delle imprese affronterà un cambio di leadership entro dieci anni, quasi una su tre. Non è un tema da rimandare, ma una questione strutturale che incide sulla continuità e sulla sopravvivenza stessa dell’impresa.
In questo articolo, abbiamo deciso di creare un approfondimento prendendo spunto dallo studio condotto da Deloitte Private in merito all’importanza della programmazione successoria sia quando si tratta di aziende familiari sia quando si tratta di aziende di qualunque entità, che sono oggetto a subentri degli eredi con rischi e conflitti che spesso possono portare anche alla chiusura.
La fragilità dei piani di successione
Molte realtà dichiarano di avere un piano di successione, ma quando si entra nel merito emerge una verità diversa. Solo il 43% delle imprese italiane ha un piano successorio chiaro e dettagliato. In pratica, la successione viene spesso gestita con strumenti parziali, non aggiornati o addirittura informali. È qui che entrano in gioco gli strumenti giuridici. Il testamento, che resta la forma più semplice e più diffusa per definire la trasmissione del patrimonio e delle quote, e i patti di famiglia, che permettono di trasferire l’azienda o le partecipazioni a uno o più discendenti mentre l’imprenditore è ancora in vita, stabilendo compensazioni e tutele per gli altri membri della famiglia. Quando questi strumenti mancano o vengono usati in modo superficiale, la continuità diventa un rischio e il passaggio generazionale può trasformarsi in un terreno di conflitto.
In Italia in questi ultimi mesi stiamo leggendo sui principali quotidiani della successione legata alla famiglia Del Vecchio. Nello specifico la società Delfin, proprietaria in quote diverse degli eredi, è proprietaria di diverse importanti aziende. Un mancato equilibrio può determinare la mancata scelta di un ceo adeguato, può rinviare scelte importanti e determinanti il futuro di brand internazionali. Di recente abbiamo anche osservato e letto del testamento dello stilista Valentino. Quest’ultimo da quanto invece è emerso sulla stampa, sembrerebbe abbia pianificato ogni singolo dettaglio e ruolo per il futuro dell’azienda.
Tutto ciò non significa che le aziende siano ferme, bensì che la successione incide sulla velocità delle scelte aziendali.
La scelta del successore: il nodo più delicato
Il nodo più complesso resta la scelta del successore. La nuova generazione viene spesso percepita come non sufficientemente qualificata, mentre la leadership attuale fatica a cedere il controllo. Due tensioni che si alimentano a vicenda. I giovani non vengono considerati pronti e i senior non si sentono pronti a lasciare. La mancanza di esperienza, la difficoltà di individuare la persona giusta e la riluttanza a rinunciare al comando rendono la successione, prima ancora che tecnica, un fatto psicologico. È un confronto tra generazioni che riguarda la fiducia, la paura di perdere il controllo e il timore che il cambiamento possa alterare l’identità dell’impresa.
La fiducia nei successori è limitata e questo pesa. Solo il 48% degli intervistati è “molto fiducioso” nella leadership familiare attuale, percentuale che scende al 37% quando si parla della nuova generazione. La successione viene percepita come un salto nel vuoto più che come un processo governato, e quando manca la fiducia il passaggio generazionale diventa un terreno di incertezza che può rallentare l’impresa.
Manager esterni e continuità familiare
Il report registra anche un cambiamento culturale significativo. La quota di amministratori delegati esterni alla famiglia è destinata a raddoppiare, dal 13% al 26%. Una tendenza spinta dalla crescente complessità delle imprese, dalla scarsa preparazione della nuova generazione e dalla volontà di mitigare i rischi affidando la guida a figure “neutrali”. Non è una rinuncia alla tradizione, ma un modo per proteggerla. Sempre più famiglie riconoscono che la continuità non coincide necessariamente con la leadership interna, ma con la capacità di garantire stabilità, competenza e visione.
La successione come processo
La successione richiede tempo, dialogo, strumenti giuridici adeguati, governance chiara, formazione reale dei successori e apertura verso competenze esterne. Le imprese che la affrontano come un’emergenza, e non come una strategia, sono le più esposte a crisi interne, blocchi decisionali e perdita di competitività.
Per un’impresa familiare, predisporre la successione significa proteggere il patrimonio, evitare conflitti tra rami familiari, garantire continuità operativa, definire ruoli e responsabilità, costruire una governance che sopravviva alle persone e preparare la nuova generazione con percorsi di responsabilità reale.
La successione è il modo in cui una famiglia decide come attraversare il futuro. Farlo con gli strumenti giusti evita conflitti e incertezze. Agenzia delle Successioni lavora proprio sul punto di contatto tra successione ereditaria e continuità aziendale, mettendo a disposizione del cittadino i propri professionisti. Per contattarli per una consulenza è facile, basta compilare il form e raccontare il proprio caso personale.
In questo articolo puoi leggere l’approfondimento dedicato all’impresa familiare e la divisione ereditaria.
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